La fine della pubblicità online: 9 dati chiave

Nelle scorse settimane, alcuni grandi inserzionisti come Mars e Lidl hanno annunciato la loro intenzione di boicottare YouTube dopo che un’inchiesta del Times ha definito il contenuto delle pubblicità “inappropriato” e “basato sullo sfruttamento”. A fine ottobre, Procter & Gamble, il più grande inserzionista del mondo taglia il 40% delle sue pubblicità online.

Questi annunci non giocano in favore della pubblicità online e gli addetti marketing iniziano mettere in dubbio il ritorno sugli investimenti. Altri aspetti critici come l’esperienza d’uso e l’immagine del brand sono ormai presi in considerazione.

Di seguito, i 9 dati chiave che mettono in dubbio la pubblicità online.

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1) In Italia l’utilizzo degli adblocker è più alto della media mondiale

Secondo una ricerca di PageFair, Il 17% degli italiani che accede al mondo del web ha installato un ad blocker su desktop (vs 11% della media mondiale), mentre l’1% blocca la

2) 30% di ad blocker in più ogni anno

L’uso di ad blocker si concentra particolarmente nei paesi asiatici, dove vengono utilizzati nel 94% dei casi su smartphone. In Europa e Nord America, la maggior parte dei dispositivi con adblocker sono i computer. Tuttavia, considerata la predominanza del mobile negli ultimi anni, c’è da credere che gli sviluppatori di ad blocker faciliteranno ben presto l’uso su smartphone.

3) Il 72% dei consumatori ammette di non avere una buona opinione per i brand che usano i display pop-up

Ai visitatori, le pubblicità intrusive non piacciono. Le pubblicità che interrompono la navigazione dell’utente hanno un’impatto molto negativo sui servizi del brand. Questi dati sono stati presi in considerazione molto seriamente da Google e Apple: entrambe le società hanno annunciato che i loro prossimi browser fermeranno i video a caricamento automatico e le pubblicità mirate.

4) L’81% degli utenti ha già chiuso una pagina web a causa di un pop-up o di un video autoplay

5) Per il brand, oltre il 47% di rischio di vedere le pubblicità in un contesto inappropriato

Le pubblicità (e i video integrati a quest’ultime) possono rischiare di essere viste in contesti non adeguati. Se appaiono accanto a immagini violente, discorsi raccapriccianti, omofobi, ecc. l’immagine del brand rischia di essere compromessa.

6) La migliore percentuale di clic è 0,35%

Nel 1994, il primo banner pubblicitario fece la sua comparsa. Un banner di AT&T incuriosiva i visitatori col suo “clicca qui”. La percentuale di clic raggiunse il 44%! Allora, solo l’1% della popolazione era connessa a internet. 23 anni dopo, il 40% della popolazione mondiale è connessa, mentre la percentuale di clic è crollata sotto allo 0,1%.

First marketing online advertising

7) Solo il 40% delle pubblicità viene visto

La quantità di budget sprecato è subito calcolata… A meno che tu non stia cercando di convertire un bot.

8) Oltre il 30% degli addetti marketing sostiene che la pubblicità online è una perdita di tempo e di denaro

Non bisogna solo ammetterlo, ma anche mettere in atto delle azioni per evitare queste perdite e rendere il marketing più interessante sia per gli utenti che per i professionisti. Forrester prevede che 2,9 miliardi di dollari spariranno dal budget marketing in favore di un’esperienza più conversazionale.

9) 6 delle 10 applicazioni più utilizzate sono applicazioni di messaggistica

Diversi studi hanno dimostrato che i visitatori non respingono le pubblicità quando sono mirate e personalizzate, con la finalità di migliorare la relazione tra brand e consumatore. L’impiego sostanziale delle applicazioni di messaggistica potrebbe costituire la base per un marketing più in linea con la user experience.

Per saperne di più, leggi il report di Forrester The End of Advertising, the Beginning of Relationships pubblicato nel maggio 2017. 

Fonti: Forrester, Hubspot, KPBC, Kantar TNS “Connected Life”, PageFair.

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Luca

Con una formazione internazionale in comunicazione e uno sguardo rivolto al mondo del web, sono interessato a tutto ciò che riguarda il marketing, le lingue straniere e la cooperazione internazionale.

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